Il mitico Power Mac G5

Il Power Mac G4 è stata per antonomasia, la migliore workstation professionale utilizzata dagli utenti OS X… Nel giugno 2003 – 17 anni fa – Steve Jobs lanciò il suo successore, il Power Mac G5.

Il G5

Sicuramente il Power Mac G5 era “tanta roba” rispetto al G4 che sostituì. Era più grande, più espandibile e soprattutto più veloce.

Nel “One More Thing” del WWDC 2003, Jobs parlò del chip, del sistema, quindi del prodotto, costruendo una storia di potenza e capacità senza rivali nel mondo dei computer.

Al centro di questo nuovo Mac c’era il processore PowerPC G5. Creato in collaborazione con IBM, fu il primo processore a 64 bit ad essere inserito in un personal computer. Con un clock a 2 GHz, era il processore a 64 bit più veloce mai distribuito al mondo, con un bus frontale da 1 GHz e con un supporto massimo di 8 GB di memoria. inutile dire che fece terra bruciata attorno al sistema G4.

Il processore G5 fu progettato per essere inserito in macchine multiprocessore, che Apple vendette come top di gamma.

Gli ingegneri colsero l’occasione per migliorare anche le prestazioni della memoria, infatti il G5 utilizzava una RAM a 400 MHz, circa il doppio della larghezza di banda della memoria presente nel G4.

Inoltre i tecnici di Cupertino adottarono il supporto PCI-X per i suoi slot e lo standard SATA per collegare dischi rigidi e SuperDrive. Ciò consentì agli utenti un accesso più rapido ai propri file, soprattutto a quelli multimediali, rendendo tutto il sistema più fluido.

Il Case

Il nuovo case fu soprannominato “Cheese Grater” (grattugia), a causa del gran numero di fori presenti nella parte anteriore e posteriore. Con la super potenza dei double processor, con 8 GB di RAM e tante schede PCI, il sistema generava enormi quantità di calore. Quelle aperture furono la miglior soluzione per far circolare l’aria, all’interno del case.

Tuttavia, il sistema di raffreddamento era molto più complesso dato che il Power Mac G5 ospitava nove ventole di raffreddamento.

Molti pensarono che 9 ventole avrebbero prodotto un rumore fastidioso e continuo…si scoprì invece il contrario. Mettendo le ventole esattamente nel giusto posto, e controllandole indipendentemente tramite dei sensori, risultavano molto più silenziose del previsto.
Il case era diviso in quattro zone termiche separate dove ogni ventola facevano il proprio dovere. Il G5 era paradossalmente due volte più silenzioso del G4.

Gli ingressi e le uscite erano distribuiti tra il pannello anteriore e quello posteriore, con una porta USB, una FireWire e un’uscita jack per cuffie sulla parte anteriore della torre…tutto il resto sul retro.

La scocca fu realizzata interamente in alluminio, rendendo immediatamente i G4 piccoli e obsoleti. Apple conservò le maniglie nella parte anteriore e posteriore del contenitore, ma notevolmente più scomode da usare, rispetto a quelle in plastica curve del G4.

Come i Power Mac degli anni precedenti, il lato destro del G5 si apriva per rivelare i suoi componenti interni. la parete però non si abbassava come nella versione precedente, ma si estraeva semplicemente una volta sbloccata tramite il gancio posteriore. All’interno il tutto era protetto da una “cover” in plastica trasparente che garantiva all’utente, l’accesso all’interno della propria macchina.

L’evoluzione di uno stallone grintoso

Nel corso dei successivi due anni, Apple aggiornò regolarmente il Power Mac G5.

Nel giugno 2004 il G5 fu migliorato grazie all’aggiunta di una doppia CPU da 2,5 GHz alzando il livello del top di gamma.
Purtroppo il sistema di ventole controllato dal computer, non fu sufficientemente produttivo per questo processore; Apple lanciò allora il suo primo sistema di raffreddamento a liquido.

Anche dopo 16 anni, questa soluzione mi fa ancora impazzire. Apple fece tutto il possibile per nascondere la complessità del radiatore e del sistema di tubi flessibili dietro pannelli metallici ben progettati.

Sia chiaro che non tutti i G5 utilizzarono il raffreddamento a liquido. Apple utilizzò questa tecnologia solo quando fu necessaria e solo tre configurazioni furono dotate di radiatore:

Power Macintosh G5 / 2.5 DP (PCI-X) (giugno 2004)
Power Macintosh G5 / 2.7 DP (PCI-X) (inizio 2005)
Power Macintosh G5 “Quad Core” (2.5) (fine 2005)

Sfortunatamente, i primi due modelli raffreddati in questo modo erano soggetti a perdite di liquido, con conseguenti danni all’alimentazione, alla CPU e alla scheda madre. Apple non pubblicò mai un bollettino di riparazione specifico su questi problemi, ma nel 2007 i centri assistenza autorizzati, furono abbastanza preoccupati dall’enorme numero di riparazioni di G5 aventi questo difetto. La loro accettazione nel sistema di riparazione includeva un lungo colloquio di sicurezza con il proprietario, e le riparazioni erano sempre effettuate gratuitamente, indipendentemente dallo stato della garanzia.

A parte questo inconveniente, PowerMac G5 vide miglioramenti progressivi e rilevanti durante la sua esistenza, ma vale la pena ricordare l’ultimo.

Annunciata nell’ottobre 2005, l’ultima generazione di Power Mac G5 includeva PCI Express e, nella parte superiore, una configurazione “quad-core”, composta da due CPU G5 dual-core. Una vera e propria “Bestia” di macchina, notevolmente più veloce nelle attività multi-thread rispetto ai suoi fratelli.

È facile individuare un “G5 Quad” osservando il cavo di alimentazione utilizzato. Queste macchine sfoggiavano enormi alimentatori dotati del famoso e strano connettore di alimentazione IEC320 C19.

L’ultimo del suo genere

Il chip PowerPC G5 era destinato a fallire.

I primi problemi iniziarono nel 2004, quando Apple non fu in grado di mantenere una promessa fatta durante la presentazione del G5: quella che entro 12 mesi, sarebbe stato prodotto un Power Mac G5 a 3 GHz.

Sul palco del WWDC 2004, Jobs menzionò la promessa non mantenuta, affermando che passare a qualcosa di più piccolo di 90 nanometri, si era rivelato veramente troppo difficile per IBM. Tuttavia fu rapido nel sottolineare che il loro partner aveva ottenuto risultati migliori rispetto ad Intel.

Col passare del tempo, emerse un altro problema: la mancanza di un PowerBook G5.

Al centro del problema c’era la potenza richiesta dal chip G5 e il calore che generava. Questo fu causa di numerosi sberleffi da parte dei fan di Apple. I post dei forum furono spesso accompagnati da questa immagine:

Questo malcontento fu fortunatamente risolto quando Apple introdusse i processori Intel e il successivo annuncio relativo al primo MacBook Pro…il G5 non poteva essere schiacciato in un dispositivo portatile così piccolo.

Il Power Mac G5 si trova oggi in uno spazio indefinito, nella storia di Apple. Fu il Mac PowerPC più veloce mai realizzato, ma in un certo senso considerato come il dinosauro più mortale mai esistito sulla Terra. Essere in cima conta solo fino a quando il paesaggio sottostante non cambia.

Gianluca Fasoli

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